La Settimana Santa in Sardegna. Il rito de "Su Scravamentu": fede, tradizione e cultura millenaria

Oggi ospitiamo un post di Rossella Atzori che ci parla dei suggestivi riti delle Settimane Sante in Sardegna.

28/03/2013

Rossella Atzori, specialista storica dell'arte, ha svolto il progetto Master&Back presso la Soprintendenza di Brera, a Milano, dove ha potuto collaborare attivamente all'organizzazione di grandi mostre ed eventi. Innamorata spassionatamente della Sardegna, vuole farla conoscere al meglio a un pubblico sempre più vasto. Autrice di diverse monografie dedicate allo studio del patrimonio storico e artistico dei Comuni, guida turistica e redattrice di testate online. 


Accanto alle celebrazioni ufficiali della Settimana Santa (sa Chida Santa), che culminano con la Resurrezione di Gesù, hanno grandissima importanza i riti paraliturgici, che rappresentano i momenti più significativi della vita di Cristo, così come descritto nei Vangeli.

Questi riti hanno lo scopo di istruire i fedeli in maniera semplice ma efficace, riportandoci a rivivere gli avvenimenti di duemila anni fa. In Sardegna sono estremamente sentiti, e celebrati in ogni dove con grande partecipazione e compostezza, in maniera sacrale ed estremamente scenografica: una sacra rappresentazione che mira al coinvolgimento emotivo e alla riunione dell’intera comunità, ma ultimamente anche evento di richiamo per i turisti, attratti da questi riti antichissimi e fortemente suggestivi.

 

Si tratta di una vera e propria messa in scena degli avvenimenti evangelici, organizzati dalle Confraternite, in cui sia i fedeli che i religiosi impersonano un ruolo; abbiamo traccia di questa tradizione fin dal Medioevo, ma la sua origine andrebbe ricercata nei riti paraliturgici ortodossi, importati nell’Isola durante il suo lungo periodo di appartenenza all’Impero d’Oriente. L’accentuazione del fasto e della teatralità dei riti, invece, si deve all’opera del clero spagnolo, in particolare all’ordine religioso Mercedari, diffusosi nel Seicento.

Lo svolgimento dei riti ha peculiarità proprie nelle diverse zone dell’Isola, e quelli più significativi sono le tappe della Passione di Cristo (i Misteri), Su Scravamentu e S’Incontru, ovvero l’incontro per le vie dei paesi dei simulacri della Madonna e del Cristo risorto.

Quello forse più suggestivo, però, oltre che uno dei più antichi, è su Scravamentu (desclavament in spagnolo): letteralmente “lo schiodamento” di Cristo dalla Croce.

Si svolge prevalentemente la sera del Venerdì Santo (a Cagliari il sabato mattina), con alcune varianti nei diversi centri dell’Isola: in un’atmosfera di profondo cordoglio, resa ancor più toccante dai canti, fedeli vestiti con abiti dell’epoca impersonano Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo, che ripetono il gesto di calare giù dalla Croce il corpo di Cristo morto, crocifisso secondo la legge romana. Come narrano i Vangeli, appena Gesù ebbe esalato l’ultimo respiro, Giuseppe, un suo ricco discepolo proveniente da Arimatea, andò a chiederne il corpo al governatore Pilato, per seppellirlo in un sepolcro scavato nella roccia che sarebbe dovuto servire per deporvi le sue stesse spoglie.

Occorreva fare in fretta. Il corpo doveva essere sepolto prima del tramonto, prima del shabbat ebraico. Avuto il consenso,Giuseppe andò con Nicodemo, altro discepolo e membro del Sinedrio, a deporre il corpo di Cristo dalla Croce, e insieme lo avvolsero in un candido lenzuolo di lino (sindòn, in greco), per poi deporlo nel sepolcro.

 

Oggi la cerimonia si ripete sull’altare maggiore, dove è collocata una grande croce su cui si trova la statua del Cristo morto. Al cospetto dei fedeli ha inizio la sacra rappresentazione: Giuseppe e Nicodemo salgono lentamente le scale a pioli, poggiate ai bracci della croce da altri Confratelli, e tolgono religiosamente la corona di spine dal capo del Signore. La mostrano al popolo, poi discendono le scale e la offrono alla Madonna, che assiste alla scena, così come San Giovanni e la Maddalena. In certi luoghi questi ultimi due personaggi vengono rappresentati da bambini, che possono anche essere inseriti nella scena per impersonare degli angeli (àngelos). Il sentimento del dolore e del lutto sono molto forti, ma tutto viene espresso con estrema compostezza, che aggiunge solennità alla scena. Il silenzio è rotto solo dalle meticolose istruzioni del sacerdote; voce narrante della scena.

 

I due personaggi risalgono poi le scale; questa volta portano con loro un lungo panno di lino, che fanno passare sotto le braccia del simulacro del Cristo, per poterlo portare giù agevolmente. La scultura lignea,proprio per questo motivo e per la posa che dovrà successivamente assumere nella lettiga, viene realizzata con le braccia snodabili.

 

A questo punto, con delle tenaglie, tolgono i chiodi dalle mani e quello che tiene insieme i piedi, e li depongono su un vassoio.

Si può ora calare la scultura, che viene presa tra le braccia dei confratelli, mentre i cantori intonano il Miserere; verrà poi deposta su una lettiga ornata di fiori, coperta da un velo, per il compianto funebre, dopo essere stata lavata e profumata dalle consorelle. Un confratello ha il compito di vegliare il corpo di Cristo fino all’alba, in attesa della resurrezione.

 

I centri più suggestivi dove assistere a questa splendida rappresentazione sono Cagliari (dove la deposizione avviene il sabato mattina), Iglesias, Oristano e i paesi appartenenti alla sua vecchia provincia quali Santu Lussurgiu, Aidomaggiore, Bortigali,Seneghe e Cuglieri, i centri del nuorese di Desulo, Oliena, Sarùle, Galtellì e Orosei, Sassari con i centri di Alghero, Castelsardo e Aggius, in cui maggiormente si sente l’influsso catalano.

 

[le immagini sono state prese dal sito Bes Event Sardinia

Ps: cogliamo l’occasione per dirvi che domani assieme a TagSardegna e Sardegna MareNostrum saremo a Santu Lussurgiu a S’Iscravamentu.